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NUOVA DISCIPLINA DELLE ATTIVITÀ RICETTIVE EXTRABERGHIERE Nuova disciplina delle attività ricettive extralberghiere
Regione Lazio - Regolamento regionale del 7 agosto 2015, n. 8 (...)
PROROGHE E MAGGIORI BENEFICI
Bisogna approfittare dei bonus energetici
È importante cogliere l’occasione degli incentivi fiscali per investire in lavori che abbiano in prospettiva la capacità di abbattere realmente i consumi e le emissioni di CO2 nell’atmosfera

All’ultimo summit internazionale sull’ambiente, che avrebbe dovuto affrontare i problemi inerenti al risparmio energetico e alla riduzione di emissione di CO2, cioè di anidride carbonica, nei processi di produzione di energia, erano assenti rappresentanti di Cina e India. I loro Paesi sono giganti industriali che immettono enormi quantità di CO2 nell’atmosfera, per via della preponderanza di centrali termoelettriche (soprattutto alimentate da carbone) che vi operano. Non si può sapere, oggi, se saranno presenti ai prossimi incontri, ma è possibile affermare che questo tema rimane ineludibile se si vuole davvero intraprendere la strada della conservazione del pianeta.

Le conseguenze di un’immissione indiscriminata di CO2 sono note e non è il caso, in questa sede, di soffermarsi ulteriormente su di esse; omettiamo anche di approfondire le ragioni del fallimento di tanti tentativi sperimentali di ingabbiare la CO2, prodotta dalle centrali energetiche, e iniettarla nel sottosuolo, contando sulla sua dissoluzione nelle acque sotterranee. Se la strada da perseguire è quella del risparmio energetico, può essere interessante soffermarsi sullo stato dell’arte nel nostro Paese delle politiche intraprese per ridurre i consumi energetici e in particolare sugli effetti degli incentivi fiscali, introdotti negli ultimi anni, per favorire il risparmio energetico domestico. È noto che dal 2011 il Governo, nel tentativo di sortire un duplice effetto, ha varato dei bonus fiscali, che prevedono una detrazione fino al 65%, recuperabile in rate decennali, di quanto speso per ristrutturazioni o interventi sul patrimonio edilizio finalizzati a ottenere un risparmio energetico, attraverso sia la riduzione dei consumi, sia l’abbattimento delle dispersioni. Come già accennato, questo provvedimento, reiterato nel 2012, nel 2013, e ancora vigente nel 2014, aveva lo scopo di favorire gli investimenti finalizzati al risparmio energetico, ma anche quello, più generale, di dare un po’ d’ossigeno all’industria edilizia, particolarmente sofferente in questi tempi di crisi. Speriamo che il legislatore abbia pensato anche a orientare questo settore industriale verso la ristrutturazione e il recupero edilizio, piuttosto che verso le nuove costruzioni, che raggiungono, enormi percentuali di invenduto. Allo stesso tempo questo è uno dei vari provvedimenti legislativi tesi a far affiorare il sommerso che, in passato, si è annidato proprio, e molto, in queste attività.

I numeri, in termini strettamente economici, sembrano dare ragione al legislatore. Infatti, i dati del 2011, parlano di 17,7 miliardi di euro investiti nella ristrutturazione edilizia e per il risparmio energetico, cresciuti a 19,2 nel 2012; e al 27,8, nel 2013, registrando un incremento del 46% rispetto all’anno precedente. Per l’inizio del 2014, i dati, riferiti al solo primo bimestre, rivelano 5.8 miliardi di euro, investiti in interventi riconducibili a tali provvedimenti legislativi. Questo valore, se riferito al medesimo periodo del 2013, rappresenta il 54% in più, che sembra confermare il trend crescente. È possibile che in questo modo sia stata favorita l’immissione sul mercato di patrimoni e risparmi privati, attratti dalla detrazione fiscale, ma è indubbio che ciò abbia dato, e stia dando ancora, un importante supporto alla sopravvivenza del settore edilizio. Allo stesso tempo queste attività sembrano andare nella direzione indicata dal recente report Ecofys [società di consulenza specializzata nel campo dell’energia e dell’ambiente, ndr], che individua nella cosiddetta green building e nella gestione sostenibile degli edifici, cioè in quegli interventi di profonda ristrutturazione degli edifici domestici, la strada necessaria per raggiungere gli obiettivi di risparmio energetico stabiliti a livello europeo. Ove queste iniziative trovassero spazio in un programma coordinato a livello europeo, le previsioni stimano in un risparmio del 40% nell’utilizzo dell’energia e, addirittura del 60%, per quanto riguarda il gas, entro il 2030. Non tutto, però, è rose e fiori. Infatti, se i numeri suscitano qualche ottimismo, dal punto di vista strettamente tecnico, per quanto riguarda l’Italia, rimangono alcuni dubbi sull’effettivo beneficio energetico degli investimenti registrati a seguito dell’introduzione degli incentivi. Infatti, non c’è convergenza di vedute sull’indirizzo di tali interventi, nel senso che più di qualcuno sostiene che, la maggior parte di essi, sia orientata verso la ristrutturazione del patrimonio edilizio, più che verso il risparmio energetico. Allo stesso tempo è opinione di alcuni, non pochi e non sprovveduti, che la politica d’incentivazione fiscale, in favore delle ristrutturazioni edilizie e degli interventi finalizzati al risparmio energetico, nel medio periodo, potrebbe rivelarsi troppo onerosa, per le sempre troppo esangui casse dello stato. La politica in atto potrà, infatti, rivelarsi effettivamente vantaggiosa se saprà inserirsi in un quadro generale di ripresa economica, in grado di assorbire il mancato gettito fiscale derivante da tali incentivi, che hanno orizzonte decennale. Diversamente potrebbe rivelarsi un costo troppo elevato per l’Erario. Pur tenendo presente tali aspetti, occorre però affermare che la strada intrapresa è comunque corretta sia perché indirizzata nella stessa direzione indicata dall’Unione Europea, sia perché, se perseguita correttamente, cioè raggiungendo, realmente, obiettivi di risparmio energetico nel breve, medio termine, è destinata a ridurre notevolmente i costi energetici del nostro Paese che, com’è noto, sono mediamente più alti, anche in termini unitari, dei principali partner e competitori europei. E allora non resta che ribadire l’importanza di continuare a utilizzare questi incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie in generale, e per gli interventi finalizzati al risparmio energetico, cercando di privilegiare sempre più questo secondo ramo di facilitazioni, perché è quello che, in ogni caso è destinato a produrre benefici sia al singolo proprietario sia, più in generale, all’intero quadro generale delle risorse pubbliche dello Stato. In questo campo ci sono interventi di tipo passivo, tesi a ridurre le dispersioni termiche, come la semplice sostituzione degli infissi, con altri di più recente concezione, provvisti di doppio vetro e taglio termico, o come la realizzazione di un cappotto isolante, interno o esterno.

Ma ci sono anche interventi di tipo attivo, che nel medio termine potrebbero anche produrre profitti per il proprietario dell’immobile. Ad es. l’installazione di pannelli fotovoltaici, o di microturbine eoliche, che, se opportunamente progettati, possono fornire l’energia elettrica per l’autoconsumo ed anche in eccesso per essere venduta al gestore di energia elettrica, con inevitabile beneficio economico. Se, invece, nel campo degli interventi di tipo attivo, non s’intende inoltrarsi in iniziative apparentemente troppo articolate, può essere sufficiente limitarsi alla sostituzione della caldaia a gas con una a condensazione. L’importante è cogliere quest’occasione degli incentivi fiscali per investire in opere che abbiano in prospettiva la capacità di abbattere realmente i consumi energetici.

di Giuseppe Sappa

Salta l'obbligo di pagare gli affitti con mezzi tracciabili
Sulla tracciabilità dei pagamenti dei canoni per uso abitativo è stata diffusa la Nota del Ministero dell'Economia Dipartimento del Tesoro n. 10492 del 5 febbraio 2014, che ha in parte mitigato l'obbligo del pagamento con strumenti tracciabili del canone di locazione per importi inferiori a mille euro, di fatto modificando il volere del legislatore che obbligava il pagamento degli affitti abitativi esclusivamente con mezzi tracciabili. La prova della transazione avvenuta tra locatore e conduttore può ritenersi soddisfatta con una prova documentale comunque formata purché chiara, inequivoca ed idonea ad attestare il passaggio di denaro intercorso tra i due soggetti.

Di conseguenza è sufficiente la tradizionale ricevuta di pagamento in uso da sempre con applicazione della marca da bollo a carico dell'inquilino.

Di seguito si riporta la Nota del Ministero dell’Economia DT n. 10.492 del 5 febbraio 2014.

Chiarimenti interpretativi in merito alle modalità di pagamento dei canoni di locazione di unità abitative (articolo 1, comma 50, legge 27 dicembre 2013 n. 147)

A seguito di richieste di chiarimenti provenute a questa amministrazione su indirizzo dell’Agenzia delle Entrate, si forniscono talune delucidazioni sull’obbligo di provvedere al pagamento dei canoni di locazione per unità abitative con modalità e forme che escludano l’uso del contante, introdotto dall’articolo 1 comma 50 della Legge 27 dicembre 2013, n. 147 (di seguito: “legge di stabilità 2014”).

La norma testualmente recita: “All'articolo 12 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dopo il comma 1 è inserito il seguente:
1.1 i pagamenti riguardanti canoni di locazione di unità abitative, fatta eccezione per quelli di alloggi di edilizia residenziale pubblica, sono corrisposti obbligatoriamente, quale ne sia l'importo, in forme e modalità che escludano l'uso del contante e ne assicurino la tracciabilità anche ai fini della asseverazione dei patti contrattuali per l'ottenimento delle agevolazioni e detrazioni fiscali da parte del locatore e del conduttore”.

Preliminarmente, si precisa che, ai fini dell’irrogazione delle sanzioni comminate ai sensi del d.lgs. n. 231/07, con finalità di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento al terrorismo, rileva unicamente il limite stabilito dall’art. 49 del citato decreto ai sensi del quale “è vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento, è complessivamente pari o superiore a euro mille. Il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati. Il trasferimento può tuttavia essere eseguito per il tramite di banche, Poste italiane S.p.a., istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento, questi ultimi quando prestano servizi di pagamento diversi da quelli di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), numero 6), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11.(…)”.

Per le predette finalità, la citata norma ritiene “critiche” unicamente le movimentazioni di contante eccedenti la soglia fissata dalla legge e non intermediate da soggetti all’uopo autorizzati, quali che siano la causa o i motivi della transazione.

D’altra parte, la ratio sottesa a norme del tenore di quella testé citata è da rinvenirsi nella necessità di arginare fenomeni di impiego, occultamento o immissione nel sistema economico di risorse di provenienza illecita, controbilanciando, con strumenti che garantiscano la tracciabilità della transazione, il rischio insito nella velocità di circolazione del contante - e di altri titoli di pagamento al portatore - e nella non riconducibilità del contante stesso all’inequivoca titolarità di un soggetto determinato.

Per quanto qui rileva, deve conseguentemente desumersi che, fermo il limite di carattere generale di cui all’art. 49 d.lgs. n. 231/07, la finalità di conservare traccia delle transazioni in contante, eventualmente intercorse tra locatore e conduttore, può ritenersi soddisfatta fornendo una prova documentale, comunque formata, purché chiara, inequivoca e idonea ad attestare la devoluzione di una determinata somma di denaro contante al pagamento del canone di locazione, anche ai fini della asseverazione dei patti contrattuali, necessaria all'ottenimento delle agevolazioni e detrazioni fiscali previste dalla legge a vantaggio delle parti contraenti.
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Codice civile, libro III, Titolo VII, Capo II - modificato dalla legge 11.12.2012 n. 220 con le integrazioni, indicate in neretto, apportate dal DL 23.12.2013 n. 145 convertito dalla legge 21.2.2014 n. 9.


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